600 14. Da quando iniziò a servire al Signore
di tutti, amò sempre di fare le cose comuni, evitando
ovunque la singolarità, sentina di tutti i vizi. Mentre
attendeva con grande impegno a riparare la chiesa, come Cristo
gli aveva ordinato, era passato da una vita contrassegnata
dalla delicatezza ad una di sacrificio e dedita al lavoro.
Il sacerdote, che curava la chiesa, vedendolo stremato dall'assidua
fatica, commosso, cominciò a passargli ogni giorno
qualcosa del suo vitto, anche se non molto saporito, perché
era povero. Ma Francesco, pur comprendendo ed apprezzando
la delicata bontà del sacerdote disse a se stesso:
«Non troverai sempre questo sacerdote che ti somministri
tali cibi. Né è bene assuefarti a questo tenore
di vita: ritorneresti gradatamente a ciò che hai disprezzato,
per finire di nuovo nella mollezza. Levati dunque, presto,
e chiedi di porta in porta un po' di companatico». Così,
se ne andò per Assisi, chiedendo di porta in porta
qualche cibo cotto. Quando vide la scodella piena dei più
diversi rimasugli, da prima sentì un brivido di orrore;
ma, poi, ricordatosi del Signore, vinse se stesso e mangiò
quel guazzabuglio con gaudio dello spirito. Tutto lenisce
l'amore e rende assolutamente dolce ciò che è
amaro.